M'ero già interrogata sulle qualità e sulla definizione di un dessert appena ritornato nelle vetrine refrigerate dei supermercati, non trovando però degna collocazione del suddetto in nessuna categoria alimentare. Son cose.
Quest'anno i pubblicitari, nonostante le evidenti difficoltà, si sono superati. Lo spot italiano del suddetto articolo ha diverse versioni ma il motivo di base, il motto di tutto quanto è:
"Quello che le donne desiderano davvero".
Inutile precisarvi che la cosa bramata da tutte sarebbe il Frusì appunto, un vero dessert con sole xxx calorie.
Io non so voi, portatrici sane di cromosoma XX, ma onestamente se mi chiedessero cosa desidero davvero un paio di alternative le troverei. Intendo alternative sceme, cose che sai non essere fondamentali nella vita, ma se devi dire una scemenza lo dici: un intera collezione di lingerie francese, un armadio zeppo di Manolo, una giornata di coccole, massaggi e vizi alle terme, non so, perfino una serata con George Clooney, così tanto per dire cose a vanvera ma... un Frusì?
Un Frusì?
Mi state prendendo in giro?
Avete sottovalutato il mio orfano neurone?
Un Frusì?
Ma l'avete assaggiato?
Io sì e il terribile ricordo mi perseguita.
Naturalmente io non credo che la collezione di lingerie francese e le Manolo siano senza importanza, ma questo è un altro discorso....
Ho la fortuna impagabile di avere ben pochi vicini e in particolare di averne uno assai simpatico con la passione dell'orto come papydigin, motivo per cui in particolare da maggio a settembre facciamo scambio merci.
Ieri se n'è arrivato con un cestino di carciofi appena raccolti, per cui con gaudio vi avviso che tra un paio di ore mi accingerò a mangiare i suddetti carciofini e che l'acquolina già insiste.
E' bello avere dei vicini così.
Son qui per dirvi che in famiglia ci siamo appena spazzolati una leccarda di pizza da me medesima preparata e cucinata, una bontà sublime: impastata con le mie sante manine, lievitata con tutta la calma e il tempo necessari, cotta a puntino.
Per la ricetta della base rivolgetevi altrove.
Io posso solo dirvi che adesso, satolla come sono, cerco di entrare nei miei jeans e vado a far due passi con una buona amica.
Quando una bionda aiuta il papy a coltivare l'orto e pulisce dalle erbacce un po' tutto quanto, quando il sole inizia davvero ad essere caldo, la luce maggiore e A-gatta passa il tempo a rotolarsi nella terra infastidita dalla pelliccia troppo folta allora è primavera e in questa casa inizia l'abbuffata dei nostri asparagi.
Ve lo immaginate il risotto che ho mangiato io stasera accompagnato da un certo Valpolicella dop?
No? certo che no, ce lo siamo mangiato tutto noi!
Torno ora ora dalla pizzeria migliore dei dintorni, forse non il posto più alla moda del lago, ma certamente la pizza perfetta, perfetta in cottura, sapori, spessore della pasta, salatura, ingredienti e simpatia del personale. Non è tutto qui, ho assaggiato anche una delle torte, tutte fatte in casa dalla proprietaria; una base di frolla leggerissima e un ripieno soffice alle mandorle, zucchero a velo e una pallina di gelato alla crema morbido.
Ho decantato con sì tanta convinzione e sincerità il dolce che i titolari, ormai amici di famiglia, si son fatti dare il mio indirizzo mail per spedirmi la ricetta.
E' bello essere di casa in certi posti.
Stasera voglio scrivere di come si cucina, e poi si mangia, a casa di Gin un piatto snobbato di cui si sta perdendo la memoria che a me piace molto, anche se solo da una decina d'anni: la trippa.
Non fate quella faccia lì che vi vedo, non avete più 15 anni, e poi l'avete mai assaggiata? Intendo quella fatta per bene con amore, curata e cotta con pazienza. Naturalmente può non piacervi ma non fate la faccia schifata per principio, non sapete cosa può finire nel ragù o nelle lasagne di molti ristoranti ...
Dicevo, a casa di Gin la si mangia di tanto in tanto, in inverno, cucinata in umido, senza tanti fronzoli, come fosse una zuppa qualsiasi.
Prendete la trippa, varietà foiolo per la verità, quella più fine, la pulite ben bene sotto l'acqua corrente.
In una pentola capiente preparare un soffritto classico, io ci metto poca cipolla, uno spicchio d'aglio, sale, sedano e carote a volontà, olio d'oliva. Aggiungete una scatola di pelati, o del pomodoro fresco a dadini, una manciata di fagioli borlotti, due patate a dadini piccoli, mezzo bicchiere di vino bianco secco, un bicchiere di brodo vegetale abbastanza ristretto e la trippa ben lavata. Girate il tutto per benino, coprite con il coperchio e portate ad ebollizione, abbassate la fiamma e fate sobbollire con calma, girando di tanto in tanto. Considerando che deve cuocere come minimo un'ora e mezza, dovrete ogni tanto aggiungere un bicchiere d'acqua e girare abbastanza spesso. Il tempo di cottura varia in base alla durezza della trippa che a fine cottura deve essere morbida ma non collosa e scotta, mi raccomando.
Io di solito la preparo la sera prima, farla riposare una giornata la rende perfetta per i miei gusti.
Il giorno dopo mentre la scaldate aggiungete un filo di olio d'oliva e una grattata di pepe fresco.
Sgnam!
Cucinare spesso è solo coraggio di sperimentare l'insolitamente strano o l'insolitamente banale. Così escono le cose più buone, semplici o elaborate: serve fantasia.
Oppure serve avere poco nel frigo, fate voi.
Ieri sera per esempio non avendo voglia di proteine mi son data al cereale bianco, al riso.
Varietà Carnaroli, bollito in acqua salata, rigorosamente al dente, e poi? E poi avendo in frigo una ciotolina di lenticchie cotte e avanzate, ho preso la decisione fatale. Una volta scolato il riso ho unito tutto in un tegame e ripassato con un goccio d'olio d'oliva (del Garda, per i precisi).
Non pretendo che mi crediate, ma era davvero delizioso, delicato e nutriente, facile da fare, economico e rapido. La prossima volta decido quale spezia/aroma, oltre al pepe, si possa aggiungere per rendere il piatto un poco più vivace, consigli?
Sgnam.
Per farmi perdonare il post precendete vi informo che nei giorni scorsi ho seguito le istruzioni di un amico e ho cucinato una spettacolare focaccia zucca/radicchio.
Se avete tempo fatela, è splendida, i due sapori fondamentali si contrastano e si completano perfettamente, se ci accompagnate un buon vino rosso lo spuntino è servito.
Sgnam!
Ve li ricordate i gusti improbabili del cioccolato prodotto da questo signore?
Del meraviglioso pacchettino ricevuto mesi fa ho attentamente conservato, causa il sopraggiungere dell'estate, le confezioni di cioccolata da bere: barrette da sciogliere in latte caldo per gustare poi una fantastica cioccolata liquida, nettare insomma.
Questi giorni sono abbastanza freschi per buttarsi su questa novità.
Ho iniziato dal gusto Bourbon Vaniglia.
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Riga bianca perche' non riesco a dire quanto è buono, mi ha resuscitato in ogni caso.
La Bourbon Vaniglia non deve il suo nome al tasso alcolico dei suoi coltivatori, ma alla zona di provenienza (Oceano Indiano).